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D'Annunzio aviatore

Logo ufficiale per le celebrazioni 150 anni Gabriele D'AnnunzioNell'ambito del programma per le celebrazioni del 150° anniversario della nascita di Gabriele D'Annunzio, promosse e coordinate dalla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, la Biblioteca dell'Enac intende offrire il proprio contributo per quel che riguarda la cultura aeronautica.

Come noto il vate fu un pioniere dell'aviazione. Il suo "Battesimo dell'aria" avvenne l'11 settembre 1909 sul campo di Montichiari a Brescia in occasione della 1^ manifestazione aerea italiana. L'entusiasmo per il mondo del volo condusse il poeta a tenere nel 1910 una serie di conferenze intitolate "Il dominio del cielo". In un discorso tenuto alla Scala di Milano affermò: "Siamo alla vigilia di una profonda mutazione sociale, si istituisce già il Codice dell'Aria, la frontiera invade le nuvole".

D'Annunzio aveva visto giusto. L'aviazione militare fece la sua comparsa nei teatri del primo conflitto mondiale nonostante lo scetticismo di molti alti ufficiali. La guerra del poeta-aviatore non fu quella di posizione delle trincee. Fu una guerra spettacolare fatta di imprese rischiose e memorabili: i voli su Trieste e Trento nel 1915 (in uno di questi raid D'Annunzio perse l'occhio destro durante un ammaraggio); le incursioni su Pola e Cattaro (1917); la beffa di Buccari (10-11 febbraio 1918); il volo su Vienna a capo della squadriglia "La Serenissima" conclusosi con il lancio di volantini destinati alla popolazione civile (9 agosto 1918). In virtù di queste imprese D'Annunzio ottiene cinque medaglie d'argento, una d'oro, una di bronzo e la Croce di Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia. Il volo su Vienna avrà una risonanza mondiale legando indissolubilmente il nome di D'Annunzio all'aviazione italiana di quegli anni. Congedato dall'esercito nel 1919, il poeta transita nei ruoli ausiliari della Regia Aeronautica. E' promosso Colonnello e poi Generale di Brigata.

Oltre alle imprese militari restano nella storia della letteratura italiana le pagine che, in parziale sintonia col movimento futurista, il poeta abruzzese dedicò alla tecnologia e alla velocità. Nel 1903 D'Annunzio pubblica "Alcyone", il terzo libro delle "Laudi" (Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi). In quest'opera il mito di Icaro ricorre frequentemente a simboleggiare la conquista dei cieli da parte dell'uomo e il coronamento di un sogno millenario: vincere la forza di gravità.

Nel 1910 esce il romanzo "Forse che sì forse che no". Coerentemente con la poetica dannunziana in questo lavoro i simboli della modernità (automobile e aeroplano) diventano mezzi per l'espansione dell'Io. Il motore è il "cuore di metallo" dal "tono potente e costante" al quale prestare "l'orecchio attentissimo alla sestupla consonanza" che va musicalmente "riaccordato" per riudire "il lavoro dei cilindri ridivenuto unisono, il palpito energico ed esatto" (http://nuvolari.altervista.org/d'annunzio_e_la_tecnica.htm).

E' interessante notare che il termine "velivolo" è introdotto da D'Annunzio per definire la "macchina volante" proprio nel succitato romanzo "Forse che sì forse che no". Queste le parole del poeta:

"Ora v'è un vocabolo di aurea latinità - velivolus, velivolo - consacrato da Ovidio, da Vergilio, registrato anche nel nostro dizionario; il quale ne spiega così la significazione: "che va e par volare con le vele". La parola è leggera, fluida, rapida; non imbroglia la lingua e non allega i denti; di facile pronunzia, avendo una certa somiglianza fonica col comune veicolo, può essere adottata dai colti e dagli incolti. Pur essendo classica, esprime con mirabile proprietà l'essenza e il movimento del congegno novissimo.

A conferma del forte interesse di D'Annunzio per le novità introdotte dalla moderna tecnologia presentiamo in questa sede due interventi del poeta particolarmente significativi per la cultura aeronautica tratti dall'Alcyone: "L'ala sul mare" e il "Ditirambo IV".

Le imprese aeronautiche e le incursioni letterarie sul volo da parte del poeta abruzzese hanno dato luogo agli studi su D'Annunzio aviatore. Il rapporto tra questi e il mondo aeronautico è stato oggetto di interesse da parte di diversi storici e di molti lettori. Di tale rapporto si presenta una selezione di opere, certamente non esaustiva, che copre un ampio arco temporale: dal 1930 ad oggi.

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Versi di D'Annunzio tratti dall'Alcyone:

L'ala sul mare

Ardi, un'ala sul mare è solitaria.
Ondeggia come pallido rottame.
E le sue penne, senza più legame,
sparse tremano ad ogni soffio d'aria.

Ardi, veggo la cera! E' l'ala icaria,
quella che il fabro della vacca infame
foggiò quando fu servo nel reame
del re gnòssio per l'opera nefaria.

Chi la raccoglierà? Chi con più forte
lega saprà rigiungere le penne
sparse per ritentare il folle volo?

Oh del figlio di Dedalo alta sorte!
Lungi dal medio limite si tenne
il prode, e ruinò nei gorghi solo

Ditirambo IV

Oh nel cor mio rapidità del palpito
ond'era impulso il volo, in egual numero!
Pareami già gli intaversati bàltei
esser conversi in vincoli tendínei,
tutto l'azzurro entrar per gli spiracoli
del mio pulmone, il firmamento splendere
sul mio torace come sul terribile
petto di Pan. Gridava "Icaro! Icaro!"
il mio padre lontano. "Icaro! Icaro!"
Nel vento e nella romba or sì or no
mi giungeva il suo grido, or sì or no
il mio nome nomato dal timore
giungeva alla mia gioia impetuosa.
"Icaro!" E fu più fievole il richiamo.
"Icaro!" E fu l'estrema volta. Solo
fui, solo e alato nell'immensità
.


Pagina aggiornata al 31 ottobre 2013

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