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Cos’è il wildlife strike
Per wildlife strike si intende la collisione tra un aeromobile in volo o in movimento a terra e uno o più animali selvatici. Sebbene il termine includa qualsiasi specie — mammiferi come lepri, volpi e conigli, occasionalmente rettili come le testuggini — gli uccelli rappresentano circa il 95% degli eventi registrati. Per questo motivo si parla comunemente anche di bird strike.
Il wildlife strike accompagna la storia dell’aviazione fin dalle origini: da quando l’uomo ha iniziato a volare, aeromobili e fauna selvatica condividono lo stesso spazio, con esiti che possono variare da conseguenze trascurabili fino a incidenti catastrofici.
La fisica dell’impatto
La gravità di un wildlife strike dipende essenzialmente da tre fattori: la massa dell’animale (o degli animali, nel caso di stormi), la velocità dell’aeromobile e la parte colpita. L’energia cinetica sviluppata nell’urto è proporzionale alla massa e al quadrato della velocità, secondo la nota formula E=½mv².
Per dare un’idea concreta: un gabbiano reale di circa un chilogrammo, colpito da un aeromobile che viaggia a 300 km/h, genera un’energia d’impatto equivalente a quella di un peso di 100 kg in caduta libera da 10 metri di altezza. Se l’impatto avviene con i motori, l’ingestione di volatili può comprometterne seriamente il funzionamento, fino a causarne lo spegnimento — eventualità particolarmente critica nelle fasi di decollo e atterraggio, quando i margini di manovra sono ridotti.
Quando e dove avvengono gli impatti
La grande maggioranza degli impatti — circa il 75% secondo i dati ICAO — si verifica all’interno del sedime aeroportuale o nelle sue immediate vicinanze, durante le fasi di decollo, avvicinamento e atterraggio. Analogamente, oltre il 90% degli eventi avviene al di sotto dei 3.500 piedi di quota secondo i dati ICAO, confermando la criticità delle operazioni a bassa quota.
Fonte: ICAO
Fonte: ICAO
Dal punto di vista stagionale, il periodo di maggiore rischio coincide con i mesi da maggio ad agosto, quando si sommano due fattori: l’intensificarsi dei movimenti migratori primaverili e la presenza di giovani uccelli inesperti, da poco involati. Nell’arco della giornata, i momenti più critici sono l’alba e il tramonto, quando molte specie sono più attive negli spostamenti.
La situazione italiana
L’Italia presenta caratteristiche ecologiche e geografiche che rendono il fenomeno del wildlife strike particolarmente rilevante. Il nostro Paese ospita oltre 550 specie di uccelli, di cui circa 270 nidificanti regolarmente, collocandosi tra i più ricchi di biodiversità ornitica in Europa. Questa ricchezza è dovuta alla posizione geografica — un ponte naturale tra Europa e Africa — e alla varietà di habitat presenti sul territorio: coste, zone umide, pianure agricole, colline e montagne.
A questa presenza stanziale si aggiunge il ruolo cruciale dell’Italia come corridoio migratorio. Ogni anno circa 2,1 miliardi di Passeriformi e specie affini attraversano il Mediterraneo due volte, in primavera e in autunno, insieme a uccelli di grandi dimensioni come cicogne, oche selvatiche, aironi e numerose specie di rapaci. Questo flusso imponente attraversa inevitabilmente lo spazio aereo italiano, incrementando il rischio di collisioni.
La dimensione globale del problema
Il wildlife strike non è un problema esclusivamente italiano. A livello mondiale, dal 1912 ad oggi, le collisioni con fauna selvatica hanno causato circa 1.000 vittime e la distruzione di oltre 750 aeromobili, secondo il database curato da Avisure e da Richard Dolbeer. Solo negli Stati Uniti vengono segnalati ogni anno oltre 20.000 impatti, anche se meno del 5% di questi causa danni effettivi all’aeromobile.
Questi numeri, pur significativi, rappresentano probabilmente una sottostima: molti impatti minori non vengono segnalati, e in oltre la metà dei casi la specie coinvolta non viene identificata. Proprio per colmare questa lacuna, l’identificazione tassonomica dei resti assume un’importanza fondamentale.
Perché è importante identificare le specie
L’identificazione a livello di specie — non di semplice gruppo come “gabbiano” o “rapace” — è un elemento chiave per la gestione efficace del rischio. Conoscere esattamente quali specie sono coinvolte negli impatti consente di:
- Habitat management: progettare interventi mirati di gestione ambientale per ridurre l’attrattività degli aeroporti verso le specie più problematiche, intervenendo su vegetazione, risorse alimentari e siti di nidificazione o riposo.
- Modellizzazione del rischio (Bird Avoidance Model): costruire modelli previsionali basati su serie storiche che permettano di anticipare i periodi, gli orari e le rotte a maggior rischio per ciascuna specie.
- Progettazione aeronautica: definire gli standard di resistenza di motori, parabrezza e altre componenti critiche sulla base del peso medio delle specie effettivamente coinvolte negli impatti.
⚠️ NOTA: In Italia, oltre il 50% degli impatti riguarda tuttora specie non identificate. Per migliorare questo dato, è stato istituito l’Italian Birdstrike Identification Center (I.B.I.C.), un laboratorio specializzato frutto di una convenzione tra ENAC e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino, che punta a identificare circa il 90% dei campioni ricevuti a livello specifico.
Ultimo aggiornamento: 27/05/2026
