Un ruolo centrale nella prevenzione


I gestori aeroportuali rivestono un ruolo di primo piano nella prevenzione del wildlife strike. La normativa nazionale e internazionale attribuisce loro la responsabilità diretta della gestione del rischio faunistico all’interno del sedime aeroportuale e nelle aree limitrofe, attraverso un insieme articolato di attività che spaziano dallo studio del territorio alla gestione operativa quotidiana.

Questa responsabilità discende dalla consapevolezza che l’80% degli impatti avviene in aeroporto o nelle sue immediate vicinanze, e che l’ambiente aeroportuale — con le sue ampie superfici erbose, la disponibilità di acqua, la relativa tranquillità — può risultare attrattivo per numerose specie di fauna selvatica.

 

Obblighi normativi


Il Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti e la Circolare APT-01B definiscono un quadro articolato di obblighi per i gestori degli aeroporti certificati:

  • Studio naturalistico-ambientale: ogni aeroporto certificato deve disporre di uno studio comprensivo di risk assessment, che descriva le caratteristiche ecologiche del sito e del territorio circostante, identifichi le specie presenti e i fattori di attrazione, valuti il livello di rischio e proponga le misure di mitigazione. Lo studio deve essere eseguito da professionisti, enti o organismi con documentata esperienza specifica nel settore. Ha validità quinquennale e deve essere approvato dall’ENAC-BSCI.
  • Piano di prevenzione e controllo: sulla base dello studio, il gestore deve predisporre una procedura che definisca le azioni intraprese per prevenire o minimizzare il rischio di wildlife strike. Il piano è parte integrante del Manuale di Aeroporto e deve individuare la struttura organizzativa responsabile.
  • Bird Control Unit (BCU): ogni aeroporto deve disporre di un servizio di controllo, monitoraggio e allontanamento della fauna (BCU). La BCU deve esercitare un’azione continua di vigilanza — non solo nel momento dell’allontanamento — e garantire la completa dispersione dei volatili prima di atterraggi e decolli. Sugli aeroporti principali (oltre 50.000 movimenti/anno), il personale BCU non deve ricoprire altri incarichi durante il servizio.
  • Monitoraggio e calcolo del BRI: il gestore deve condurre un monitoraggio sistematico della presenza faunistica e calcolare annualmente l’indice di rischio BRI (Birdstrike Risk Index), sviluppato dall’ENAC-BSCI in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
  • Segnalazione degli eventi: ogni evento di wildlife strike deve essere segnalato tramite il sistema ECCAIRS2.
  • Segnalazione delle fonti attrattive esterne: il gestore è responsabile di individuare le potenziali fonti attrattive nelle zone limitrofe al sedime e di segnalarle all’ENAC e agli enti territoriali competenti.
  • Raccolta e invio dei campioni biologici all’I.B.I.C.: il gestore è tenuto a raccogliere i resti biologici (penne, tessuti, tracce di sangue) rinvenuti in occasione di ogni wildlife strike e a trasmetterli all’Italian Birdstrike Identification Center (I.B.I.C.) per l’identificazione tassonomica a livello di specie.
  • Relazione annuale: il gestore deve redigere e trasmettere all’ENAC-BSCI una relazione annuale contenente l’analisi dei dati relativi agli eventi segnalati, i dati di monitoraggio della fauna, le azioni di mitigazione in essere, il valore del BRI e il trend degli ultimi tre anni.

 

La gestione delle fonti attrattive esterne


Oltre alla gestione del rischio all’interno del sedime aeroportuale, la normativa richiede ai gestori di monitorare e segnalare le fonti attrattive di fauna selvatica presenti nelle aree limitrofe. Gli animali attratti da specifiche opere o attività che si svolgono intorno all’aeroporto possono spostarsi all’interno del sedime o attraversare i corridoi di movimento degli aeromobili, incrementando il rischio di impatto.

Le Linee Guida LG 2018/002 forniscono indicazioni per la valutazione e la gestione di queste fonti attrattive esterne, definendo tre fasce concentriche attorno alle piste dell’aeroporto, ciascuna con prescrizioni specifiche.

 

Le fasce di attenzione


Le Linee Guida LG 2018/002 — “Gestione del rischio wildlife strike nelle vicinanze degli aeroporti” — definiscono tre fasce concentriche misurate a partire dalle piste dell’aeroporto. Poiché la stragrande maggioranza degli impatti avviene al di sotto dei 2.000 piedi di quota, e un aeromobile raggiunge normalmente questa quota a circa 13 km dalla pista, questa distanza rappresenta il raggio massimo entro il quale monitorare le fonti attrattive per la fauna selvatica.

Le prescrizioni variano in base al livello di rischio di ciascuna fonte attrattiva (alto, moderato, basso) e alla distinzione tra fonti esistenti e nuove attività proposte:

 

Fascia Distanza Fonti ad ALTO rischio Fonti a rischio MODERATO
A 0 – 3 km Nuove: incompatibili. Esistenti: mitigazione.
(Discariche con rifiuti organici, produzione alimentare, porti di pesca, acquacoltura, frutteti/vigneti, orti, riserve di caccia, carnai, zone umide protette)
Nuove ed esistenti: mitigazione.
(Impianti industriali, allevamenti, parchi, boschi, campi sportivi, cave, bacini d’acqua)
B 3 – 8 km Nuove: discariche organiche e carnai restano incompatibili; le altre fonti ad alto rischio richiedono mitigazione.
Esistenti: mitigazione.
Nuove: mitigazione.
Esistenti: monitoraggio.
C 8 – 13 km Discariche organiche: mitigazione (nuove ed esistenti).
Altre fonti ad alto rischio: monitoraggio.
Nuove ed esistenti: monitoraggio.

 

L’identificazione e il monitoraggio delle fonti attrattive entro 13 km dall’aeroporto è compito del gestore aeroportuale, che deve segnalarle all’ENAC e agli enti territoriali competenti. L’ENAC può ordinare, con provvedimento motivato, l’abbattimento o l’eliminazione di opere e attività già esistenti qualora non siano compatibili con la sicurezza della navigazione aerea e non sia possibile mitigarne gli effetti.

 

L’indice di rischio BRI


Il Birdstrike Risk Index (BRI) è l’indicatore sintetico adottato dall’ENAC-BSCI per misurare il livello di rischio wildlife strike di ciascun aeroporto. L’indice tiene conto sia della frequenza che della gravità degli impatti: la frequenza è correlata al traffico aereo, al numero di animali presenti e al loro comportamento; la gravità al numero di impatti, alle specie coinvolte (in termini di massa corporea) e agli effetti sul volo.

Per il calcolo del BRI sono stati individuati 17 gruppi funzionali di specie, caratterizzati da aspetti ecologici, comportamentali e fisici comuni. La gravità dell’impatto è suddivisa in 5 classi, in analogia con quanto indicato dall’ICAO.

 

Soglia di attenzione: BRI > 0,5

Su base statistica è stata determinata una soglia di attenzione pari a 0,5. Quando il valore annuale del BRI supera questa soglia, il gestore è tenuto ad analizzare le cause dell’incremento e ad attivare misure correttive aggiuntive.

Anche in assenza di superamento della soglia, se il trend del BRI negli ultimi tre anni mostra un andamento crescente, il gestore è comunque tenuto ad analizzare le cause e ad intensificare il monitoraggio e gli interventi di gestione ambientale e di dispersione attiva.